Turismo - Linea_LONA

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Se la valle del Ticino era, negli anni trenta del ventesimo secolo, già facilmente difendibile (occorreva controllare i passi del Jorio, del Monte Ceneri, le strade lungolago di Magadino e Gordola) la pianura di Magadino per se stessa divenne un pericoloso e ideale terreno di aerosbarco per le truppe paracadutiste nate proprio in quegli anni.

La linea fortificata della LONA fu una delle risposte a questo pericolo. Si trattava di assicurare una posizione molto forte e ben difesa alle truppe elvetiche, per contrattaccare e proibire al nemico giunto alle porte di Bellinzona, un ulteriore balzo in direzione della Leventina con conseguenze catastrofiche per il Ticino e per il dispositivo difensivo elvetico.

L’ampia ansa del fiume Ticino a nord-est di Lodrino restringe in modo notevole la percorribilità della vallata. Questa particolarità orografica alleata alle ripide pareti di roccia dei fianchi della montagna limitano fortemente le possibilità di oltrepassare una linea di difesa costruita proprio su questo punto. L’ostacolo del fiume, da sempre un elemento difficile da varcare per una truppa militare fu rinforzato con dei blocchi in cemento armato allineati su una linea spaccata formando una ampia “V” rovesciata che attraversa i paesi di Lodrino ed Osogna (proprio da questo fatto deriva il diminutivo LONA, le prime e ultime lettere di LOdrino e OsogNA).
L’ostacolo anticarro così costituito doveva rallentare poi fermare i carri armati, mettendoli sotto il tiro delle armi dei 23 fortini in cemento armato o sotto roccia presenti.
Scorcio della "linea"

Particolare del fortino

Nel 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale, l’armamento a disposizione comprendeva 45 mitragliatrici (leggere e pesanti, su affusto di fortezza o su affusto di campagna), 2 archibugi anticarro di calibro 24 mm, 6 cannoni anticarro di calibro 4,7 cm e 4 cannoni di calibro 7,5 cm che battevano i diversi reticolati di filo spinato e l’ostacolo anticarro! Inoltre, arretrati sulla posizione di Mondascia-Mairano a sud di Biasca, 8 cannoni di calibro 12 cm erano posizionati in appositi fortini e davano il supporto d’artiglieria richiesto. Un numero veramente notevole di armi e di opere che non si riscontrano praticamente in nessun' altro sbarramento in Svizzera.

Al contrario di altre nazione europee, la conclusione del secondo conflitto mondiale non segnò la fine delle costruzioni. La linea fu regolarmente modernizzata in adeguamento con il concetto di “neutralità armata” della Confederazione elvetica. Un rinforzo notevole della linea fu costituito da numerosi ricoveri prefabbricati chiamati "fortini sferici" edificati negli anni 1950-60 nella zona di Iragna. Ulteriormente, la Lona ricevette anche due lanciamine (mortai) di calibro 8,1cm e l'artiglieria dei forti di Mondascia e Mairano fu modernizzata con obici di calibro 10,5 cm. Solo con il crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda la linea fu posta “a riposo” nel 1995.

Oggi questa linea di difesa, presente nelle memorie dei militi che hanno prestato servizio nei fortini e della popolazione che ne ha vissuto la costruzione e gli oneri trova, grazie al lavoro dei volontari che animano il Forte Mondascia, museo militare della linea LONA, un' interessante rivalorizzazione turistica e culturale.


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